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L'assunzione di iodio in eccesso può aumentare i disturbi tiroidei

L'assunzione eccessiva di Iodio imputato nell'aumento dei disturbi tiroidei

L'assunzione di quantità eccessive di Iodio con la dieta può portare allo sviluppo di malattie tiroidee, come l'ipotiroidismo o la tiroidite autoimmune, negli adolescenti e nei soggetti geneticamente predisposti.

 Due studi indipendenti, uno dell'Università di Sao Paulo (Brasile) e l'altro dell'Università di Tianjin (Cina), pubblicati sull'illustre American Journal of Nutrition, rivelano che l'assunzione di dosi superiori a 400mcg al giorno di Iodio può causare la manifestazione di disturbi tiroidei, tale quantità è di molto inferiore alla dose di sicurezza raccomandata dagli Stati Uniti che fissa in 1.100 mcg al giorno la massima quantità di iodio assumibile.

È opportuno quindi fare molta attenzione ai cibi arricchiti di iodio, primo fra tutti il sale iodato, che potrebbero rivelarsi un'arma a doppio taglio.

In Italia si raccomanda l'assunzione di circa 150mcg al giorno per la popolazione in generale, mentre si arriva fino a 290 mcg per le donne in gravidanza; tale dose è facilmente raggiungibile con l'utilizzo culinario del sale marino integrale (contenuto in Iodio 200mcg/kg), una dieta ricca in pesce fresco che non provenga da allevamento e verdure.

 

 

 

L'obesità si combatte in società

L'obesità si combatte in società.

L’autorevole American Journal of Preventive Medicine, subito ripreso dai più importanti quotidiani nazionali,  ha pubblicato nei giorni scorsi uno studio secondo il quale il miglior metodo per perdere peso è fare attività fisica in modo costante, diminuire la quantità di grassi nella dieta e aumentare il consumo di  carne, pesce e verdure. Questi piccoli accorgimenti portano alla riduzione del 5-10% del peso corporeo in eccesso e un miglioramento del 50% delle condizioni generali di salute.

Sembra davvero l’uovo di colombo, sono anni che noi esperti di nutrizione ci battiamo contro le diete lampo e “miracolose” (alcune proposte anche da illustri colleghi) e proclamiamo la necessità di adottare stili di vita salutari. Il miglior consiglio però rimane la prevenzione, se non si supera il peso ideale per le proprie caratteristiche non ci sarà nemmeno la necessità di diete e restrizioni, si ridurrà al minimo la possibilità di sviluppare patologie metaboliche e si aumenta considerevolmente la speranza di vita.

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Vitamina D e malattie cardiovascolari

a cura della Dott.ssa Chiara Mezzetti - Biologa Nutrizionista 

La vitamina D è una vitamina liposolubile, cioè si trova nella parte grassa degli alimenti e viene assorbita dall’intestino con la stessa modalità dei lipidi. Regola il metabolismo del calcio e del fosfato, influendo sulla composizione dell’osso, nell’adulto e nell’anziano; in particolare nelle donne è fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi, ma non solo:

un team di ricercatori statunitensi ha scoperto che il 70% di una popolazione di anziani aveva carenza di vitamina D, dopo aver  fornito  supplementi per correggere questa carenza, si è riscontrato che nel 60% dei casi, si è ridotto il rischio di morte per malattie cardiovascolari. Il dottor James L. Vacek, direttore dello studio, ha detto che i risultati hanno sorpreso i ricercatori, che non si aspettavano un rapporto così diretto tra carenza di vitamina D e incidenza di malattie cardiovascolari.

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